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Giovedi, 23 Ott 2014

La colonna cervicale

La spina cervicale

Il nostro collo fa parte di una lunga colonna flessibile, denominata colonna spinale o spina dorsale, che si estende per la maggior parte del nostro corpo. La spina cervicale (regione del collo) è formata da sette ossa (vertebre C1-C7), che sono separate tra di loro tramite dischi invertebrali.Questi dischi consentono alla spina di muoversi liberamente e svolgono una funzione di ammortizzatori durante il movimento.
Al margine posteriore di ogni corpo vertebrale è attaccato un arco osseo,che forma uno spazio longitudinale cavo continuo, e che copre tutta la lunghezza della nostra schiena. Questa cavità, chiamata canale spinale, è la zona attraverso la quale passano il midollo spinale ed i fasci nervosi. Il midollo spinale è immerso nel liquido cerebrospinale (CSF) ed è circondato da tre strati protettivi chiamati meningi (dura, aracnoide e pia mater).
Ad ogni livello vertebrale, una coppia di nervi spinali esce da delle piccole aperture chiamate forami (una sulla sinistra ed una sulla destra). Questi nervi sono al servizio dei muscoli, della pelle e dei tessuti del corpo ed in tal modo forniscono sensazioni e mobilità a tutte le parti del corpo. Il midollo ed i nervi spinali, entrambi delicati, sono inoltre sostenuti dai resistenti muscoli e dai legamenti che sono attaccati alle vertebre.

Patologie del disco cervicale

Potreste esservi rivolti ad un neurochirurgo dopo aver avvertito dei dolori al collo o alla spalla, o per dei formicolii e di un intorpidimento nelle braccia. Potreste anche esservi sentiti deboli nelle braccia e nelle gambe.
Il dolore al collo può essere dovuto alla degenerazione del disco, ad un restringimento del canale spinale, ad artrite e, in casi più rari, ad un tumore o alla meningite. Per gravi problemi al collo occorre consultare un medico generico e spesso uno specialista, quale ad esempio un neurochirurgo, per potere ricevere una diagnosi accurata ed una cura adeguata.

Per il dolore al collo dovete consultare un neurochirurgo nei casi in cui:
-    esso si manifesti dopo una lesione o un colpo alla testa;
-    sia accompagnato da febbre e mal di testa;
-    l’irrigidimento del collo non vi permetta di poggiare il mento sul petto;
-    il dolore si irradi lungo un braccio;
-    si manifestino formicolio, intorpidimento o debolezza nelle braccia e nelle gambe;
-    i sintomi al collo siano associati a debolezza alle gambe e perdita di coordinamento nelle braccia o nelle gambe;
-    il dolore non risponda a medicinali antidolorifici da banco;
-    le condizioni non migliorino dopo una settimana.
L’età, un incidente, una postura scorretta, o malattie come l’artrite, possono condurre ad una degenerazione delle ossa o delle articolazioni della spina cervicale, causando la formazione di un’erniazione del disco o di speroni ossei. Anche un’improvvisa e grave lesione al collo può contribuire ad un’erniazione del disco, ad un colpo di frusta, alla rottura dei vasi sanguigni, ad un danno a livello vertebrale e, in casi estremi, ad una paralisi permanente. Le ernie del disco e gli speroni ossei possono causare un restringimento del canale spinale o delle piccole aperture dalle quali escono le radici dei nervi spinali.
La pressione sul midollo spinale nella regione cervicale può divenire un problema molto grave perché tutti i nervi del resto del corpo devono virtualmente passare attraverso il collo per raggiungere la loro destinazione finale (braccia, petto, addome, gambe). Questo può potenzialmente compromettere la funzionalità di molti organi importanti.
Stenosi cervicale
Si ha una stenosi cervicale quando il canale spinale si restringe e comprime il midollo spinale. Essa è nella maggior parte dei casi causata dall’invecchiamento. i dischi all’interno della spina, che separano le vertebre e fungono da ammortizzatori tra di esse, possono seccarsi. Di conseguenza, lo spazio tra le vertebre diminuisce, e i dischi perdono la propria capacità di assorbire i traumi. Allo stesso tempo, le ossa e i legamenti che formano la spina diventano meno flessibili e si ispessiscono. Questi cambiamenti portano ad un restringimento del canale spinale. Inoltre, i cambiamenti degenerativi associati con la stenosi cervicale possono avere effetti sulle vertebre, contribuendo all’insorgere di speroni ossei che comprimono le radici nervose. Una lieve stenosi può essere curata in modo conservativo per lunghi periodi di tempo, fin tanto che i sintomi siano limitati a dolori al collo. Una stenosi grave richiede, invece, un trattamento neurochirurgico.
Sintomi
- Dolore al collo o al braccio
- Intorpidimento e debolezza in entrambe le mani
- Andatura instabile nel camminare
- Spasmi muscolari alle gambe
- Perdita di coordinazione
Diagnosi
La diagnosi viene effettuata da un neurochirurgo sulla base della vostra anamnesi, dei sintomi, di un esame fisico, e dei risultati delle indagini esami, che devono includere quanto segue:
- Tomografia Assiale computerizzata (scansione TC o TAC): Un’immagine diagnostica creata dopo che un computer abbia letto delle radiografie; essa può mostrare la forma e la grandezza del canale spinale, il suo interno, e le strutture che lo circondano.
- Elettromiogramma e Studio di Conduzione Nervosa (EMG/NCS): Questi esami misurano l’impulso elettrico lungo le radici nervose, i nervi periferici ed i tessuti muscolari. Essi indicheranno se si è verificato un danno a livello nervoso, se i nervi sono in fase di guarigione da una precedente lesione, o se la compressione nervosa è localizzata altrove.
- Risonanza magnetica nucleare (MRI): Un esame diagnostico che fornisce immagini tridimensionali delle strutture corporee usando dei potenti magneti e tecnologia informatica; può mostrare il midollo spinale, le radici nervose e le zone circostanti, così come un ingrossamento, una degenerazione, e la presenza di tumori.
- Mielogramma: Una radiografia del canale spinale dopo che un mezzo di contrasto sia stato iniettato negli spazi circostanti contenenti il fluido cerebrospinale; può mostrare la pressione sul midollo spinale o sui nervi a causa di ernie del disco, speroni ossei o tumori.
- Radiografia: Applicazione di radiazioni per produrre una lastra o immagine di una parte del corpo; può mostrare la struttura delle vertebre ed il profilo delle articolazioni.
Trattamento
Un trattamento non chirurgico è il primo approccio per i pazienti con normali dolori al collo non legati ad un trauma. Ad esempio, le condizioni di molti pazienti con erniazioni del disco cervicale migliorano con le cure conservative ed il tempo e non richiedono un’operazione chirurgica. La cura conservativa include farmaci contro il dolore, il risposo a letto, la riduzione dell’attività fisica ed una terapia fisica. Il vostro dottore può prescrivervi dei farmaci per ridurre il dolore o l’infiammazione e farmaci rilassanti per i muscoli che permettano di avere il tempo necessario per guarire. Un’iniezione di corticosteroidi può rendersi necessaria per alleviare temporaneamente il dolore.
Intervento chirurgico
Potreste dover subire un intervento chirurgico se:
- La terapia conservativa non porta giovamento;
- Avvertite progressivamente dei sintomi neurologici a livello delle braccia e delle gambe;
- Avete delle difficoltà a stare in equilibrio e nel camminare;
- Godete per il resto di buona salute.
Le procedure chirurgiche applicabili sono molte e varie, la scelta di una di esse dipende dalla gravità della vostra situazione. In una piccola percentuale di pazienti, l’instabilità spinale può richiedere l’effettuazione di una fusione spinale, una decisione che viene generalmente presa prima dell’intervento. La fusione spinale è un’operazione che crea una solida unione tra due o più a vertebre. Vari meccanismi (come viti o placche) possono essere impiegati per potenziare la fusione e sostenere le zone instabili della spina cervicale. Questa procedura può contribuire a rafforzare e stabilizzare la spina ed in tal modo aiutare ad alleviare il dolore forte e cronico al collo.
Discectomia Cervicale Anteriore
Questa operazione viene effettuata sul collo per diminuire la pressione su di una o più radici nervose, o sul midollo spinale. Si raggiunge la spina cervicale operando una piccola incisione sulla parte anteriore (frontale) del collo. Nel caso sia necessario rimuovere solo un disco, solitamente si farà una piccola incisione orizzontale in una piega della pelle. Se l’operazione coinvolge un’area più estesa, essa potrà richiedere un’incisione obliqua o più lunga. Una volta che i tessuti molli del collo siano stati separati, il disco intervertebrale e gli speroni ossei vengono rimossi. Lo spazio rimasto tra le vertebre può essere lasciato vuoto o riempito con un pezzetto di osso tramite fusione spinale. Con il passare del tempo le vertebre si fonderanno o si legheranno le une alle altre.
Corpectomia Cervicale Anteriore
Questa operazione viene effettuata contemporaneamente alla discectomia cervicale anteriore. La corpectomia si applica spesso nei casi di stenosi cervicale su più livelli con compressione del midollo spinale causata dalla formazione di osteofiti. In tale procedura, il neurochirurgo rimuove una parte del corpo vertebrale per diminuire la pressione sul midollo spinale. Possono essere rimossi uno o più corpi vertebrali, insieme ai dischi a loro attigui. L’incisione è generalmente più ampia. Lo spazio tra le vertebre viene riempito con un pezzetto di osso tramite fusione spinale. Dato che si rimuove una maggiore quantità di osso, il processo di guarigione dalla fusione e di ripresa di stabilità nel collo è più lungo rispetto a quella nella discectomia cervicale anteriore. Il chirurgo può optare per una placca di metallo, che verrà avvitata sulla parte anteriore della vertebra, per favorire il processo di guarigione.
Microdiscectomia Posteriore
Questa procedura viene eseguita tramite un’incisione verticale sulla parte posteriore (retro) del collo, generalmente al centro. Tale approccio può essere preso in considerazione nel caso di un’ampia erniazione del disco morbido che sia localizzata lateralmente al midollo spinale. Per rimuovere parte della faccetta articolare si adopera una fresa ad alta velocità, e si individua la radice nervosa sotto la faccetta articolare. Occorre spostare delicatamente su di un lato la radice nervosa per eliminare completamente l’ernia del disco.
I potenziali vantaggi di questa procedura consistono nel fatto che non si rende necessaria la fusione e che il periodo di convalescenza può essere più breve. Ci sono diversi eventuali svantaggi. Innanzitutto, dato che c’è una frapposizione del midollo spinale, la visualizzazione dello spazio discale è limitata. Generalmente si può affrontare in questo modo solo un’ernia del disco che si trovi su di un lato della spina dorsale. Poiché si effettua una fusione, lo spazio precedentemente occupato dal disco non viene riempito ed il collasso che si verifica congiuntamente all’erniazione del disco può progredire ed esercitare una pressione sul nervo nel punto dove esso fuoriesce dalla spina dorsale. Inoltre, dato che il disco non viene rimosso completamente, può successivamente verificarsi una recidiva d’ernia.
Laminectomia Cervicale Posteriore
Questa procedura richiede una piccola incisione al centro del collo per rimuovere le formazioni di osteofiti o materiale del disco. Il forame, la cavità all’interno delle vertebre della spina dorsale in cui si estendono le radici nervose spinali, viene allargato per permettere ai nervi di attraversarlo.
Il neurochirurgo rimuoverà una sezione della lamina (la parte posteriore ossea delle vertebre) e del legamento per individuare l’area esatta ove avviene la compressione. Un microscopio chirurgico viene utilizzato per creare un’apertura e parte della lamina viene rimossa per alleviare la pressione sui nervi e sul midollo spinale. Se necessario, si rimuovono anche gli osteofiti, il tessuto e qualsiasi frammento di disco che sia causa di una compressione.
Rischi e Risultati
Sebbene l’insorgere di complicazioni sia veramente raro, come per ogni intervento, i seguenti rischi possono associarsi ad una operazione chirurgica alla spina cervicale:
- Infezione
- Perdita eccessiva di sangue
- Reazione negativa all’anestesia
- Dolore cronico al collo o al braccio
- Incompleta scomparsa dei sintomi
- Lesione ai nervi ed alle radici nervose
- Lesione al midollo spinale (circa 1 caso su 10.000)
- Lesione all’esofago, alla carotide o alle corde vocali
- La fusione non si rimargina
- Rottura o malfunzionamento della strumentazione
- Deglutizione continua e disturbi del linguaggio
- Perdita del fluido cerebrospinale
I benefici di un intervento dovrebbero sempre essere soppesati rispetto ai corrispondenti rischi. Sebbene un’ampia percentuale di pazienti operati alla spina cervicale registrino una significativa diminuzione del dolore dopo l’intervento, non è possibile garantire che tale scelta sia quella più adeguata per qualsiasi persona.
Trattamento Post-operatorio
Riceverete delle istruzioni specifiche per il trattamento post-operatorio dal vostro dottore, che nella maggior parte dei casi prescriverà dei farmaci antidolorifici. Il vostro dottore vi aiuterà a stabilire quando riprendere le normali attività, come ritornare al lavoro, guidare e fare ginnastica. Alcuni pazienti possono trarre benefici da una riabilitazione guidata o dalle terapie fisiche dopo l’intervento chirurgico. Sono prevedibili dei fastidi nella fase di graduale ritorno alle normali attività, ma il manifestarsi del dolore deve essere interpretato come una spia che segnala la necessità di rallentare tali attività.

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Esami di Diagnostica Neurologica

Giugno 2006

 

Esami di Diagnostica Neurologica

I neurochirurghi ricorrono ad una serie di esami diagnostici per identificare la natura specifica delle malattie, delle condizioni fisiche o delle ferite neurologiche. I risultati di tali esami aiutano a definire quale sia la cura più adatta da applicare. Vengono qui di seguito descritti alcuni degli esami diagnostici effettuati più di frequente dietro prescrizione dei neurochirurghi.
Potenziali evocati uditivi del tronco encefalico (BAER)
Questa indagine viene utilizzata per diagnosticare le abilità uditive e può individuare la presenza di tumori del tronco encefalico e di una sclerosi multipla. Degli elettrodi vengono posizionati sulla testa e sui lobi delle orecchie. Gli stimoli uditivi, quale un rumore intermittente e dei segnali acustici, sono trasmessi ad una o ad entrambe le orecchie tramite cuffie auricolari. L’esame completo dura dai 30 ai 45 minuti.
Doppler carotideo (detto anche ultrasuoni della carotide)
In questo tipo di test, gli ultrasuoni sono utilizzati per individuare placche, grumi di sangue o altri problemi presenti nei flussi sanguigni all’interno delle arterie carotidee. Un gel solubile in acqua viene steso sulla zona della pelle dove sarà applicato il trasduttore (un apparecchio manuale che direziona le onde sonore ad alta frequenza verso le arterie da esaminare). Il gel aiuta a propagare il suono sulla superficie della pelle. Una volta acceso, lo strumento ad ultrasuoni permette di visualizzare immagini delle arterie carotidee e di ottenere forme collegate a delle onde sfigmiche. Non si conoscono rischi collegati a questo esame, che è non invasivo ed indolore. La durata completa di questa procedura va dai 15 ai 30 minuti.

Angiografia celebrale
(nota anche come angiogramma vertebrale, angiogramma carotideo)
L’angiogramma è uno strumento diagnostico che fornisce quelle informazioni accurate che non siamo in grado di ottenere tramite altri tipi di esami. Esso contribuisce a determinare il grado di restringimento o l’ostruzione di un arteria o di un vaso sanguigno nel cervello, nella testa, oppure nel collo. Può anche aiutare ad individuare la localizzazione e le dimensioni di aneurismi e di malformazioni vascolari.
Non è normalmente possibile vedere le arterie in una radiografia, per cui si utilizza un liquido di contrasto. Viene somministrato un anestetico locale, si pratica un foro nell’arteria, di solito di una gamba, nella quale viene poi inserito un ago. Un catetere (una sonda lunga, stretta e flessibile) viene collegato all’ago e inserito nell’arteria. Viene poi fatto risalire attraverso i principali vasi sanguigni dell’addome e del torace fino a ché non raggiunge le arterie del collo. Questa operazione viene monitorata tramite un fluoroscopio (una particolare radiografia che proietta le immagini su di un monitor TV). La sostanza di contrasto viene quindi iniettata nella zona del collo interessata attraverso il catetere, e si ottengono delle immagini radiografiche. Per completare questa procedura possono occorrere da una a due ore.
Tomografia computerizzata (scansione TC o TAC)
Si ottiene un’immagine diagnostica tramite la lettura delle radiografie per mezzo di un computer. In alcuni casi, si inietta un farmaco in una vena per poter meglio evidenziare le strutture del cervello. Una scansione TC riesce a mostrare chiaramente le più piccole ossa del corpo, così come i muscoli ed i vasi sanguigni circostanti. Ciò le conferisce un valore inestimabile ai fini della diagnosi e della cura di problemi cranici e spinali. Una scansione TC può essere usata per i seguenti scopi diagnostici:
- Localizzare i danni celebrali nei pazienti che abbiano lesioni alla testa;
- Individuare grumi di sangue o emorragie nei pazienti che abbiano avuto un ictus;
- Individuare alcuni tumori al cervello;
- Ispezionare i ventricoli (le cavità) celebrali allargatisi nei pazienti affetti da idrocefalo;
- Assistere la programmazione delle cure radioterapiche per il cancro al cervello;
- Individuare emorragie nei pazienti con aneurismi perforati;
- Individuare stenosi spinali ed ernie del disco.
La scansione TC è un efficace esame nei casi di ictus celebrale perché permette di individuare la presenza di sangue con facilità. Tuttavia, i danni dovuti ad un ictus ischemico possono non risultare da una scansione TC per varie ore o diversi giorni e non si riescono a vedere le singole arterie del cervello. L’angiografia TC (TAC) consente ai medici di vedere i vasi sanguigni della testa e del collo e viene utilizzata sempre più in sostituzione di un angiogramma invasivo.
La scansione TC è veloce, indolore e semplice e comporta una scarsa esposizione alle radiazioni. Se si inietta una sostanza di contrasto, il paziente può avvertire una sensazione di caldo e di vampate di calore, così come un sapore metallico in bocca per alcuni minuti. Lo scanner CT è un apparecchio di grandi dimensioni, quadrato, caratterizzato da un foro circolare al centro. Il paziente è steso su di un tavolo che si muove verso l’alto e il basso e scivola verso il centro e verso l’esterno del foro. Vengono a volte utilizzati dei cuscini per sostenere il corpo del paziente e tenerlo fermo e nella giusta posizione durante il processo di scansione. All’interno dell’apparecchio, un tubo a raggi X su di una incastellatura rotante si muove intorno al corpo del paziente per ottenere le immagini, emettendo un rumore a scatti ed un ronzio ogniqualvolta l’ incastellatura si muove. L’esame TAC completo dura 10-15 minuti.

Discografia
Questo esame serve a stabilire se il dolore nasce dai dischi intervertebrali della colonna vertebrale. Le scansioni TC e MRI mostrano solo l’anatomia del paziente e non sono in grado di determinare la fonte del dolore. In alcuni casi, i dischi possono sembrare anormali nelle scansioni MRI o TC, ma non sono la fonte del dolore. Un discogramma aiuta ad individuare i dischi che provocano il dolore e può essere un utile strumento diagnostico nella progettazione di una terapia curativa, compreso un intervento chirurgico. Un discogramma negativo può contribuire ad evitare un’operazione non necessaria che potrebbe non essere efficace. Data la natura di questo esame, la discografia viene solitamente effettuata se il dolore è così forte da prendere in considerazione l’eventualità di un intervento chirurgico.
Durante questa indagine, si iniettano per via endovenosa degli antibiotici o dei farmaci per il rilassamento. Il paziente giace supino in caso di discografia della spina cervicale e su di un fianco qualora si tratti discografia della spina dorsale a livello toracico e lombare. Il medico anestetizza la cute, e poi indirizza un piccolo ago partendo dalle immagini radiografiche, nello spazio del disco sospettato. La procedura può essere eseguita a più di un livello contemporaneamente. Una volta che l’ago sia stato posizionato correttamente, si inietta una piccola quantità di liquido di contrasto in ogni disco. Subito dopo, il paziente viene portato allo scanner TAC per poter ottenere ulteriori immagini. Occorre abitualmente circa un’ora per l’intera procedura.
Per curare il dolore muscolare che può manifestarsi nei primi giorni dopo il trattamento si possono applicare delle borse di ghiaccio e medicamenti da banco o prescrivibili.

Ultrasuoni Doppler
Questa indagine serve ad individuare eventuali grumi di sangue e vasi sanguigni ostruiti o ristretti in quasi ogni parte del corpo, specialmente nel collo, nelle braccia, e nelle gambe. Si applica un gel solubile in acqua sul trasduttore (un apparecchio manuale che direziona le onde sonore ad alta frequenza verso l’arteria o la vena da esaminare) e sulla cute e sulle vene o arterie del punto oggetto dell’esame. Se il sistema venoso è normale, l’apparecchio Doppler emette un suono “frusciante”. Non si conoscono rischi collegati a questo esame, che è non invasivo e indolore. La durata complessiva di questa indagine va dai 30 ai 60 minuti.

Elettroencefalogramma (EEG)
Questo esame si usa per diagnosticare alcuni disturbi che si manifestano con crisi, tumori del cervello, lesioni al cervello collegate a ferite alla testa, infiammazioni del cervello e/o del midollo spinale, alcolismo, specifici disturbi psichiatrici, e disturbi metabolici e degenerativi che abbiano riflessi sul cervello. Si usa anche per confermare la morte celebrale nei pazienti tenuti in vita dalle macchine.
Si posizionano sulla testa del paziente circa 16-20 elettrodi utilizzando per fissarli una colla conduttiva temporanea o degli aghi finissimi. Gli elettrodi (chiamati anche cavetti) sono dei piccoli dispositivi collegati a dei cavi e trasmettono l’energia elettrica del cervello ad una macchina che ne legge i valori. Gli elettrodi ricevono una corrente elettrica molto bassa e consentono di registrare l’energia di riferimento del cervello. I pazienti vengono quindi esposti ad una varietà di stimoli esterni, come luci intense e lampeggianti, rumori o alcuni farmaci. Al paziente viene chiesto di aprire e chiudere gli occhi, o di variare il ritmo di respirazione. Gli elettrodi trasmettono le conseguenti modifiche nell’andamento delle onde cerebrali. Dato che il movimento ed il nervosismo possono alterare e struttura delle onde del cervello, durante l’esame i pazienti sono di solito seduti su di una sedia o stesi su di un letto. Questa indagine può durare fino ad un’ora, tuttavia, in caso di particolari disturbi, il paziente deve star dormendo, e quindi la durata dell’esame sarà di minimo tre ore.

Elettromiografia (EMG)
Questo esame fornisce maggiori informazioni sul funzionamento dei nervi periferici delle braccia e delle gambe. Esso mostra se un nervo è compresso, e permette di stimare la gravità e la localizzazione del nervo compresso. L’EMG registra l’impulso elettrico che passa dal cervello e/o dal midollo spinale alla zona interessata. Se questo impulso è bloccato in qualche punto lungo la via nervosa spinale, può subire un rallentamento o una riduzione lungo il tragitto verso la sua destinazione finale (cute, muscoli, punta delle dita, ecc.). Una funzionalità anormale può significare che ci siano delle lesioni al nervo o una disfunzione muscolare.
I muscoli ricevono costantemente dei segnali elettrici dai nervi che funzionano regolarmente, e a loro volta trasmettono dei segnali elettrici loro propri. Durante un’EMG viene misurata l’attività elettrica nei muscoli. Il neurochirurgo posiziona degli aghi sottilissimi (simili a quelli usati nell’agopuntura) nei muscoli per registrare i segnali elettrici provenienti dai vari muscoli delle gambe o della braccia. Se un muscolo non sta ricevendo abbastanza impulsi dal suo nervo, trasmette dei segnali che indicano che il muscolo è disorientato.
I risultati di questo esame sono spesso correlati ai risultati dello Studio di Conduzione Nervosa, che viene solitamente effettuato in precedenza. Questo esame dura dai 15 a 45 minuti, a seconda del numero di zone da esaminare.
TAC Potenziata da Mezzo di Contrasto Intratecale
Questo esame è simile ad un mielogramma ma utilizza un mezzo di contrasto o altra sostanza per le radiografie, alo fine di visualizzare meglio il canale spinale e le radici nervose nella spina dorsale. Questa indagine può essere effettuata per diagnosticare problemi alla spina dorsale a livello cervicale, toracico e lombare. Dopo l’applicazione di un anestetico locale, si estrae un piccolo campione di liquido spinale tramite una puntura lombare. Quindi, facendo riferimento alle radiografie, il campione viene mischiato con una dose molto bassa di mezzo di contrasto intratecale e viene iniettato nel sacco spinale in corrispondenza della parte bassa della schiena. Al paziente viene quindi richiesto di mettersi in una posizione che permetta al liquido di contrasto di raggiungere la zona che si sta esaminando. Il liquido permette di visualizzare più chiaramente sullo scanner TC il canale spinale e le radici nervose. La scansione completa dura dai 45 ai 60 minuti. Successivamente a tale esame, i pazienti possono avvertire fastidi e/o mal di testa, dovuti al prelievo del liquido spinale.
Puntura lombare (Paracentesi Spinale)
Si tratta di un test diagnostico invasivo, solitamente effettuato in ospedale, che utilizza un ago per prelevare un campione di liquido cerebrospinale dalla zona circostante il midollo spinale. Il liquido viene esaminato per individuare eventuali perdite di sangue o emorragie cerebrali, diagnosticare infezioni del cervello e/o del midollo spinale, identificare alcuni casi di sclerosi multipla ed altri disturbi neurologici, e misurare la pressione intracranica.
Il paziente viene fatto stendere su di un fianco, in una posizione raccolta con le ginocchia vicino al petto, o fatto sporgere in avanti mentre è seduto su di un tavolo o un letto. Si individua un punto tra due vertebre nella parte bassa della schiena dove fare la puntura, quindi si pulisce la zona e si somministra dell’anestetico locale. Il paziente può avvertire una leggera sensazione di dolore dovuta all’iniezione. Una volta che l’anestetico abbia fatto effetto, un ago speciale viene inserito nel sacco spinale e si estrae una piccola quantità di liquido (corrispondente, di solito, a circa tre cucchiaini).
Si avverte di solito una sensazione di pressione al momento dell’inserimento dell’ago; inoltre, un comune effetto collaterale è il mal di testa, che può essere alleviato facendo rimanere steso il paziente. Può esserci il rischio di danni alla radice nervosa o di infezione, ma è raro. Quest’indagine dura in tutto circa 45 minuti.
Tomografia a Risonanza Magnetica (MRI)
Si tratta di un test diagnostico che produce immagini tridimensionali delle strutture corporee, usando campi magnetici e tecnologia computerizzata. Le immagini derivano dalle diverse concentrazioni di acqua presenti nei vari tessuti. La MRI rappresenta un importante strumento per la progettazione degli interventi operatori, per la radioterapia, per la cura degli ictus, o per altri interventi per la cura di disturbi al cervello. La MRI può essere utilizzata per i seguenti fini diagnostici:
- Individuare tumori al cervello ed al midollo spinale;
- Diagnosticare disturbi del sistema nervoso come la sclerosi multipla;
- Identificare le malattie dei vasi sanguigni, compreso l’ictus;
- Diagnosticare malattie pituitarie;
- Individuare stenosi spinali ed ernie del disco.
Il tradizionale apparecchio consiste in un magnete cilindrico chiuso, nel quale il paziente deve stare steso e perfettamente immobile per dei brevi periodi di tempo. La MRI non provoca dolore, ma alcuni pazienti la trovano fastidiosa e claustrofobica, dato lo spazio ristretto e la molteplicità di suoni emessi durante la scansione. Alcune strutture stanno ora utilizzando con sempre maggiore frequenza delle apparecchiature MRI "aperte". La MRI è un’indagine non invasiva e può durare dai 15 ai 60 minuti in tutto, a seconda della parte del corpo esaminata.
Angiografia con Risonanza Magnetica (MRA)/Venografia  con Risonanza Magnetica (MRV)
Si tratta di uno studio non invasivo che ha luogo in un apparecchiatura per la risonanza magnetica (MRI). Le immagini magnetiche vengono raccolte tramite computer per poter visualizzare le arterie della testa e del collo. La MRA mostra le caratteristiche dei vasi sanguigni del collo e del cervello e può individuare ostruzioni e aneurismi. La MRA è un’indagine non invasiva e può durare complessivamente da 10 a 20 minuti. Una venografia con risonanza magnetica (MRV) visualizza le vene utilizzando la stessa tecnologia.

Mielogramma
Si tratta di un test più antico, invasivo, utilizzato ancora in alcuni casi per esaminare il canale spinale ed il midollo spinale. Dopo aver applicato un anestetico locale, si preleva un piccolo campione di liquido spinale tramite una puntura lombare. Viene poi iniettata un liquido di contrasto nel sacco spinale, che va a mescolarsi con il liquido spinale, in modo da poter essere visualizzato nelle radiografie. Qualsiasi cosa che stia facendo pressione sui nervi appare come una sporgenza che preme sul sacco spinale. Questa sporgenza può indicare un’ernia del disco, delle lesioni, dei tumori, o dei danni alle radici nervose spinali. Il mielogramma può essere combinato con una scansione TC per ottenere una migliore visione trasversale della spina dorsale.
Prima che venissero inventate la TAC e la MRI, il mielogramma era l’esame più valido per stabilire le cause di una pressione sul midollo spinale o sui nervi spinali. È ancora impiegato per i pazienti che abbiano delle placche o viti metalliche nella spina dorsale, meccanismi che non permettono loro di sottoporsi ad una MRI, e possono rendere difficile una scansione TC. Occorrono dai 45 ai 60 minuti per completare l’esame. Successivamente a quest’indagine, alcuni pazienti possono avvertire fastidi e/o mal di testa, dovuti al prelievo del liquido spinale.

Studio di Conduzione Nervosa
Si tratta di un test sensibile, effettuato di solito congiuntamente ad un EMG. Si basa sulla stimolazione elettrica di un nervo o nervi specifici e registra l’abilità del nervo di trasmettere un impulso. Questo esame aiuta a stabilire se un nervo sta funzionando normalmente.
Durante questo esame, dei cerotti con elettrodi vengono posizionati lungo l’abituale corso del nervo. Il nervo viene poi stimolato in un punto con una bassissima corrente elettrica. Il nervo trasmette un segnale lungo il suo percorso ed un elettrodo posto più avanti lungo il braccio o la gamba cattura il segnale mentre passa. Un nervo che funzioni normalmente trasmetterà il segnale in modo più veloce e forte di uno che risulti danneggiato.
Questa indagine viene solitamente effettuata precedentemente all’EMG nei casi in cui si stiano facendo entrambi gli esami, e richiede dai 15 minuti ad un ora per il completamento, a seconda del numero di zone da esaminare.
Oculopletismografia (OPG)
È un esame non invasivo per l’individuazione della presenza di un’ostruzione all’interno delle arterie carotidee. Questa indagine misura indirettamente il flusso sanguigno nell’arteria oftalmica, che si dirama dall’arteria carotidea e fa affluire il sangue all’occhio. Si applicano delle ventose sugli occhi e dei sensori vengono attaccati ai lobi delle orecchie per registrare le pulsazioni.
Se la pulsazione arriva contemporaneamente alle arterie oftalmiche e ai lobi delle orecchie, ciò indica di solito che non ci sono ostruzioni nelle the arterie carotidee. Di contro, se la pulsazione arriva agli occhi e ai lobi delle orecchie in momenti diversi, ciò può indicare che il flusso del sangue in queste arterie è limitato. Questo esame verifica soltanto le ostruzioni, per cui, se si sospetta che ce ne siano, si può prescrivere un’angiografia.
Tomografia dell’Emissione del Positron (PET)
La PET è un test diagnostico nucleare che individua e stadia una gran parte dei tumori. La PET è anche in grado di fornire informazioni sulle malattie cardiache e su molti disturbi neurologici, come il morbo di Alzheimer. La scansione PET esamina la chimica del corpo. Un’immagine PET riesce a mappare le funzionalità biologiche di un organo, individuare i minimi cambiamenti metabolici, e può aiutare a stabilire se un tumore è benigno o maligno.
La scansione PET utilizza un macchinario chiamato ciclotrone, che è un acceleratore che aziona delle particelle tramite corrente alternata all’interno di un campo magnetico, al fine di generare dei radioisotopi. Al paziente viene iniettato un radionuclide specifico per la funzionalità o tipo di metabolismo che si sta testando. Il radionuclide raggiungerà quella particolare zona del corpo. Il paziente è steso su di un lettino mentre un macchinario a forma di anello viene indirizzato sulla zona target del corpo. Dei rilevatori presenti nell’anello percepiscono i raggi gamma emessi dai tessuti del corpo. Un computer analizza i dati e produce delle immagini trasversali su pellicola e/o sul monitor video. Occorrono complessivamente da una o due ore per svolgere questo esame.

Blocco Selettivo della Radice Nervosa
Le radici nervose escono dal midollo spinale e vanno a formare i nervi che attraversano le braccia o le gambe. Questi nervi consentono il movimento delle braccia, della parete toracica, e delle gambe. Queste radici nervose possono infiammarsi e provocare dolore a causa di un’irritazione dovuta ad un osteofita o ad un’ernia del disco nella spina dorsale. Il blocco fornisce informazioni importanti riguardo a quale dei nervi stia provocando dolore, tramite un intorpidimento temporaneo della radice nervosa interessata.
Il neurochirurgo inserisce un ago finissimo, usando come riferimento le radiografie, in prossimità del nervo specifico che deve essere sottoposto a verifica. Una piccola quantità di liquido di contrasto viene iniettata per garantire che l’ago si trovi nella posizione esatta. Ciò può causare un aumento del normale livello di dolore per circa 30 minuti. Se il dolore diminuisce dopo l’iniezione, è quel nervo che molto probabilmente sta provocando il dolore. Se il livello del dolore non varia, con molta probabilità quel nervo non è la causa del dolore. Confermando o eliminando l’esatta fonte del dolore, questo esame permette al neurochirurgo di applicare le cure adeguate, che possono includere altri blocchi e/o un intervento chirurgico. Per svolgere l’intero esame occorrono da  due a tre ore.

Tomografia Computerizzata ad Emissione di Fotone Singolo (SPECT)
La scansione SPECT è un esame nucleare che può fornire informazioni sul flusso sanguigno verso i tessuti e le attività metaboliche all’interno del corpo. Viene solitamente effettuata nei pazienti affetti da epilessia per localizzare la zona del cervello da cui scaturiscono le crisi. Viene anche utilizzata per identificare alcuni tipi di tumori, e può fornire per tempo delle informazioni su disturbi neurologici, come il morbo di Alzheimer. È utile per diagnosticare alcuni disturbi spinali, comprese fratture da stress, spondilosi, tumori ed infezioni. Si inietta una piccola quantità di un farmaco radioattivo in una vena e si utilizza un’apparecchiatura di scansione per creare delle immagini dettagliate delle zone all’interno del corpo dove il materiale radioattivo è stato assorbito dalle celle. L’intero esame dura da una a due ore.

Esame della Risposta Somatosensoriale Evocata (SSER)
Questo esame può individuare problemi alle fibre che trasmettono le sensazioni dal corpo al cervello mentre attraversano il midollo spinale, il tronco encefalico e la corteccia. Degli elettrodi vengono attaccati al gomito, alla parte posteriore del ginocchio, o in altri punti del corpo. Si applica quindi un lieve stimolo elettrico attraverso gli elettrodi. Alcuni elettrodi sulla testa servono a determinare il lasso di tempo necessario perché la corrente viaggi lungo il nervo fino al cervello, così come la sua ampiezza. Questo esame dura complessivamente circa due ore. Può essere effettuato durante un intervento, al fine di individuare una qualsiasi lesione al cervello e al midollo spinale.